Come cambiano le supply chain dopo gli eventi imprevisti?

maggio 27, 2022

27 maggio 2022

Come cambiano le supply chain dopo gli eventi imprevisti?

Supply chain ed eventi imprevisti: la gestione dei rischi

La diffusione della pandemia di Covid-19, la guerra in corso in Ucraina e l’interazione di queste con altri eventi imprevisti hanno causato e stanno continuando a causare gravi problemi alle supply chain globali.

Per sopravvivere in un mondo in cui le spinte di de-globalizzazione si fanno sempre più insistenti, le aziende devono migliorare la gestione dei safety stock, reinventare i propri network di fornitura, rinnovare i propri piani di supply chain risk management, individuare nuove geografie per garantirsi continuità operativa. È poi necessario appoggiarsi a soluzioni tecnologiche che rafforzino l’organizzazione aziendale, consentano di abbattere i fattori di rischio della supply chain e supportino la gestione di scorte di sicurezza e fornitori in un’ottica collaborativa, promuovendo in questo modo una supply chain resiliente ed economicamente sostenibile.

 

Eventi imprevisti come fattori di rischio della supply chain

Un’idea lineare e a tratti ingenua di progresso potrebbe indurre a pensare che lo sviluppo di un’innovazione o di un processo sia destinato a migliorare costantemente, se non proseguire all’infinito. Talvolta non si considera minimamente la possibilità di pause, blocchi o addirittura marce indietro.

A questo discorso non fanno eccezione le supply chain: a seguito dell’integrazione dei mercati dovuta alla globalizzazione e della conseguente accelerazione impressa allo sviluppo tecnologico – elementi pienamente dispiegatisi già da qualche anno a questa parte – si è pensato che gli annosi problemi che avevano colpito in passato le catene distributive e la logistica si sarebbero presentati sempre di meno fino a scomparire del tutto.

Questo non è accaduto, anzi si è verificato il contrario: il perdurare della pandemia di Covid-19, le tensioni geopolitiche poi sfociate nella guerra in Ucraina, la forte volatilità nei mercati globali specie dell’energia e delle materie prime, la carenza di container da spedizione rilevata dai Paesi esportatori, la disponibilità poco tempestiva di materie prime che ha messo in profonda crisi il paradigma just-in-time, la difficoltà di reperire manodopera specializzata, l’impennata dell’inflazione sono alcuni degli elementi che, verificatisi sincronicamente, hanno causato e stanno continuando a causare gravi problemi, forti ritardi e addirittura blocchi integrali alle supply chain globali.

Scendendo nel concreto, si può considerare il caso della Cina tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022: Shanghai, una città di oltre 26 milioni di abitanti e uno dei più grandi centri di produzione ed esportazione della Cina, è sotto un blocco indefinito¹. Operazioni di fabbrica bloccate, tassi di spedizione in declino, porti che lavorano a ritmo ridotto, milioni di persone costrette a rigide misure di quarantena mentre il Paese si confronta con il più grande focolaio di Covid-19 dall'inizio della pandemia. In questa situazione i problemi per la logistica si aggravano notevolmente: da un lato alcuni autisti di camion stanno evitando del tutto Shanghai per paura di finire in quarantena e contemporaneamente alcune città sono riluttanti a lasciare entrare i camionisti di Shanghai; dall’altro, il volume delle merci spedite via mare da Shanghai è sceso del 26% tra il 12 marzo e il 4 aprile, mentre il volume delle merci che lasciano il porto via camion è sceso del 19% nello stesso periodo². Inoltre, gli indici sui servizi e le manifatture – tra gli indicatori più affidabili dello stato di salute dell’economia del Paese – sono crollati negli ultimi due mesi³.

Un altro esempio dei fattori di rischio a cui sono sottoposte le supply chain a causa di eventi imprevisti può essere il seguente: secondo David Beasley⁴, direttore esecutivo del World Food Programme dell’ONU, il mondo sta affrontando "un problema pluriennale" nell'approvvigionamento alimentare, dato che la guerra in Ucraina fa salire i prezzi globali e interrompe la produzione di colture di base. Beasley ha lanciato il suo avvertimento in una conferenza stampa a Roma dopo che i funzionari francesi e dell'UE si sono incontrati l’11 aprile 2022 per discutere un'iniziativa di sicurezza alimentare in risposta al conflitto.

 

La gestione delle scorte di sicurezza e dei fornitori

In questo contesto, è evidente l’importanza che riveste il supply chain risk management, specialmente per quanto riguarda le scorte di sicurezza e la capacità delle aziende di diversificare la propria rete di fornitori.

I safety stock vanno monitorati con grande attenzione in questo specifico periodo, se non altro per via della necessaria propensione da parte di tutti gli attori delle supply chain di gestire una componente di scorte per “sicurezza”, per affrontare eventuali imprevisti. L’emergenza sanitaria e la guerra hanno un impatto importante su questo atteggiamento da parte di tutti gli attori, producendo effetti notevoli sulla supply chain. Bisogna comunque prestare attenzione al fatto che i cambiamenti che arrivano dalla tendenza all’accumulo di scorte per far fronte agli eventi imprevisti non corrispondono necessariamente a un cambiamento strutturale nelle scelte dei consumatori, ma possono essere effetti contingenti dell’emergenza: non ci si può limitare a valutare come affrontarli nell’immediato, ma occorre prevedere con attenzione l’impatto a posteriori, ovvero al termine dell’emergenza, quando tutti gli attori torneranno a gestire gli stock di sicurezza in condizioni di ritrovata normalità a livello di consumi.

Per quanto riguarda il supplier network, spesso le aziende fanno affidamento su un singolo fornitore, un grande cliente o mercato di vendita, un partner principale per la supply chain.

"L'esperienza accumulata durante l’emergenza sanitaria ha mostrato alle aziende che occorrono partner alternativi, presenza differenziata sui mercati e un miglior monitoraggio delle terze parti per gestire sia i rischi di fornitura sia le esternalità come ad esempio i cyber-attacchi o le contraffazione di prodotto."

Le aziende possono apportare maggiore flessibilità e resilienza alle loro supply chain collaborando con provider che offrono le loro tecnologie in modalità Software as a service – come ad esempio piattaforme collaborative per migliorare il supply chain risk management e funzionalità di pianificazione e analisi dei dati. Questo aiuta a creare una supply chain più forte, diversificata e capace di gestire rischi e costi.

 

Supply chain resiliente: flessibilità, organizzazione, investimenti tecnologici

Negli ultimi due anni, molte imprese hanno investito in tecnologie per digitalizzare e automatizzare i nodi chiave della supply chain come magazzini, fabbriche e mezzi di trasporto. Nel 2022 questi investimenti vedranno un’impennata, visto che il 67% dei CEO vuole aumentare la spesa in innovazione per prevenire le disruption e modernizzare i processi⁵: le imprese hanno la necessità di potenziare la loro capacità di rispondere agli eventi imprevisti tramite l’adozione di soluzioni digitali avanzate per il supply chain risk management come le analitiche predittive basate sul Machine Learning e l’IA o la Robotic Process Automation (RPA), che aiuta le organizzazioni ad automatizzare i processi lavorativi utilizzando software "intelligenti" che possono eseguire in modo automatico le attività ripetitive degli operatori.

"Aumenteranno anche gli investimenti in tecnologie avanzate di supply chain visibility per rafforzare la visibilità e la sicurezza della logistica e per rendere le imprese più veloci nel reagire alle crisi e alla variabilità delle supply chain locali e internazionali."

Le piattaforme digitali collaborative che offrono la possibilità a operatori di diverse aziende e con differenti funzioni aziendali di lavorare simultaneamente sullo stesso stock di dati e di processi saranno sempre più l’elemento differenziante tra le aziende che riusciranno a navigare la crisi e quelle che non ce la faranno a restare al passo.

Seguendo questa logica di flessibilità technology-driven, le aziende potranno affinare la propria organizzazione interna e velocizzare notevolmente la loro risposta agli eventi imprevisti. 

 

Conclusioni 

In un recente sondaggio di oltre 3.000 CEO condotto dalla società di consulenza Alix Partners⁶, meno della metà ha detto di aver intrapreso azioni a più lungo termine per alleviare le sfide della supply chain e migliorare l’organizzazione aziendale, mentre la maggioranza ha detto di affidarsi a misure a breve termine. Indipendentemente dal loro approccio, più dei tre quarti degli amministratori delegati erano scettici sull’efficacia dei loro piani – e questo la dice lunga sull’incertezza generale che regna nei mercati globali.

Oggi, per tutti gli attori di mercato, è evidente la necessità di tornare a concentrarsi sulla propria supply chain, sulla rete, gli snodi e i partner che vi partecipano (supply chain estesa), facendo in modo che l’esecuzione dei processi che compongono la supply chain stessa avvenga agilmente, tempestivamente, senza errori e il più rapidamente possibile.

In questo scenario, chi avrà la tecnologia più funzionale alla propria organizzazione aziendale e più adatta alla gestione dei rischi dovuti a eventi imprevisti, potrà godere di un vantaggio competitivo cruciale rispetto ai propri competitor.

 

Note

1. Vedi l’articolo del Guardian intitolato Shanghai’s ‘grim’ Covid outbreak threatens more global supply chain disruption, disponibile qui

2. Tutti i riferimenti sono disponibili nell’articolo del business magazine Quartz intitolato Shanghai’s lockdown is making the supply chain look like 2020 again, disponibile qui

3. Vedi l’articolo di Open intitolato Lockdown a Shanghai: a rischio la catena di approvvigionamento globale e l’inflazione potrebbe aumentare ancora, disponibile qui

4. Vedi questa nota dell'agenzia Reuters

5. Vedi il KPMG 2021 Ceo Outlook, p. 5

6. Vedi Three in four CEOs fear losing their jobs, says AlixPartners survey, disponibile qui